La vendemmia dei bianchi è finita, e possiamo finalmente iniziare a raccontarvi com’è andata.

La primavera e il periodo che ha preceduto l’estate avevano fatto ben sperare.
Non abbiamo avuto eventi di precipitazione particolarmente estremi e, fino all’allegagione, la situazione vegetativa delle viti era buona, così come le prospettive produttive.
Sembrava quindi che il 2026 potesse essere un’annata favorevole.
Poi, con l’arrivo dell’estate, le condizioni sono cambiate: le temperature sono iniziate a salire e la disponibilità di acqua si è fatta sempre più limitata. Non è la prima volta che affrontiamo estati calde e asciutte: annate come il 1995, il 2003 e il 2022 sono ancora ricordate per queste caratteristiche.
Nel 2026, però, nei mesi centrali dell’estate abbiamo registrato una temperatura media di circa 1,2 °C superiore alla media storica degli ultimi trent’anni: le minime sono rimaste più vicine a quelle degli anni precedenti, mentre le massime hanno raggiunto valori più elevati, contribuendo così all’aumento della temperatura media estiva e a rendere intenso lo stress sulle piante.
E più del singolo picco, ciò che abbiamo osservato è stata soprattutto la continuità del caldo: temperature elevate che si sono mantenute per settimane, con picchi di 39–40 °C. A questo si è aggiunta una scarsità di precipitazioni che ha portato le viti ad affrontare uno stress idrico importante e prolungato. Anche la distribuzione delle precipitazioni è stata particolarmente irregolare. Le poche piogge arrivate durante l’estate erano spesso molto localizzate: in occasione di un temporale abbiamo registrato circa 30 mm in poco tempo nei vigneti di Mernico, mentre a soli 2 km di distanza, a Lonzano Basso, non è praticamente caduta una goccia.

Settimana dopo settimana abbiamo iniziato a vedere concretamente gli effetti di questa stagione.
Le vigne non hanno reagito tutte allo stesso modo: gli impianti più giovani hanno risentito maggiormente della mancanza d’acqua. In alcune zone, lo stress idrico ha portato alla disidratazione degli acini e, in altre, a uno sviluppo incompleto delle uve, con conseguenze significative sulle rese produttive.
Le vigne più vecchie, invece, hanno mostrato una maggiore capacità di adattamento e nonostante le condizioni difficili, ci hanno regalato uve di qualità e soddisfazioni.

È proprio in annate come questa che si comprende quanto ogni vigneto abbia una propria risposta e quanto il lavoro fatto negli anni sul terreno e sulle piante possa incidere sulla loro capacità di affrontare condizioni difficili.
Guardando ai prossimi anni, crediamo che sarà sempre più importante lavorare su questi aspetti: preparare il terreno, mantenerne la vitalità e favorire piante capaci di affrontare meglio condizioni climatiche sempre più variabili. L’obiettivo non è semplicemente subire ciò che ogni annata porta con sé, ma preparare la vigna ad affrontarlo nel modo migliore possibile.